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"APPROFONDIMENTO CATEGORIE TEATRALI"
AUTORI E CATEGORIE TEATRALInel Match d’Improvvisazione Teatrale
LA TRAGEDIA GRECA
Nozioni generali
L'origine della tragedia, detta anche "Canto del capro" (capro=tragos) è strettamente collegata al culto del Dio Dioniso. Durante queste feste gli abitanti di Atene, che si vestivano con pelli di capra, formavano delle processioni che terminavano con un sacrificio, davanti all'altare del santuario della divinità e durante le quali si eseguivano canti e danze. I primi gruppi umani crearono la religione per tentare di spiegarsi il carattere misterioso dei fenomeni naturali. Fenomeni che ritenevano creati da entità invisibili e stabilire di conseguenza un rapporto di potenza e di proprietà nei loro confronti. Nasce così il tentativo di mettersi in comunicazione accettando la propria sottomissione con gli spiriti attraverso la danza o pantomima. Da queste prime esibizioni liturgiche prendono forma i riti che sfoceranno nel dramma mitico. I riti che incontriamo nella lettura di queste esibizioni primordiali sono: i riti solari, i riti agrari, i riti ancestrali che insieme alle maschere stabiliscono la creazione del teatro.
Struttura della tragedia
Inizialmente l’attore ha un ruolo subordinato al Coro e si rapporta con esso, anziché con un altro attore. È infatti il gruppo che ha maggiore rilievo, mentre l’individuo si caratterizza solo ed esclusivamente al suo interno. A capo del Coro c’era il corifèo, il quale dialogava con gli attori in nome del Coro stesso.Successivamente, con Sofocle, prende molta più importanza l’attore (e ce ne sono 3, non più 1 solo), mentre il Coro dialoga con gli attori, incoraggiandoli, consigliandoli, temerli e perfino minacciarli pur rimanendo neutrale rispetto agli attori e alle loro azioni. La funzione del Coro è anche quella di spiegare al pubblico azioni e reazioni che avvengono sulla scena. La tragedia prevedeva generalmente un prologo dove un attore spiega l’argomento del dramma, c’erano anche momenti in cui il Coro e personaggi si vedevano coinvolti nella stessa situazione emotiva e attraverso un canto dialogato esprimevano il proprio sentimento, per poi ritornare al proprio ruolo.Anfiteatro. Una tragedia si recitava contemporaneamente in due luoghi. Gli spettatori occupavano le gradinate a forma di semicerchio, di fronte a loro si alzavano dei muri che costituivano lo sfondo della scena dove si muovevano i personaggi e che era sovrastata da una specie di balconata alla quale gli dei potevano affacciarsi (Deus ex machina). L’orchestra, che corrisponde alla nostra platea, era invece riservata al Coro. Gli attori in scena non si univano mai al Coro e il Coro non saliva mai sulla scena (nel match però il Coro sta in genere dietro agli attori).
Tematiche
Dalle sue origini, l’evento teatrale della tragedia, è un evento religioso che aveva luogo durante la celebrazione delle Feste in onore di Dioniso. Per questo i soggetti tragici sono, in genere, ispirati al mito. Ma la tragedia è importante anche politicamente. L’organizzazione degli spettacoli era affidata allo Stato, pertanto la tragedia appare molto legata all’attività della polis e ai problemi nazionali; quali la guerra, la pace, la giustizia e la vita civica. La tragedia utilizza anche gli stessi miti dell’epopea: la guerra di Troia, le imprese di Eracle e le sventure di Edipo e della sua stirpe. Gli eventi e le tematiche che più sono frequenti nella tragedia sono il delitto (assassinio o suicidio), la violenza (fisica e psicologica), la passione e il coraggio con cui i personaggi vivono le loro vicende, la vendetta e il ricatto, l’orgoglio, le maledizioni, le sventure e anche la politica. Il teatro greco è anche pieno di inganni, di riconoscimenti, di sorprese e di confusioni. Oltre a queste tematiche e alle vicende che più o meno erano sempre le stesse, i personaggi subivano molte peripezie che Aristotele definisce come “il mutamento improvviso da una condizione di cose alla condizione contraria”: il colpo di scena!La presenza divina è onnipresente, soprattutto come giustizia che controlla, giudica, inganna e punisce l’operato degli umani. I due mondi non si uniscono mai, anzi le vicende umane rispondono alle leggi create dagli uomini che sono comunque responsabili delle loro azioni. L’idea del limite della condizione umana è sempre presente nella tragedia greca, e se ne parla spesso in termini di fatalità. Infatti le forse divine decidono in modo inappellabile della sorte degli umani, il destino è sempre sovrano.Le scene si svolgevano in Grecia, principalmente ad Atene, Tebe o nei palazzi dei sovrani etc…
Personaggi
Le norme che regolano il teatro classico prevedono che sulla scena non ci siano mai più di tre attori (n.b. questo può essere già un buon motivo per non entrare tutti nel patinoire e rischiare un fallo di confusione! Ma è comunque possibile se l’improvvisazione funziona fare anche dei cambi di scena). Tutti gli attori usavano delle maschere che servivano per comunicare a distanza lo stato d'animo del personaggio, per le parti femminili che erano interpretate da uomini e anche per amplificazione della voce. Tutto questo esclude la possibilità di un teatro di sfumature dove viene messo in risalto il carattere e la psicologia del personaggio. La tragedia greca non è teatro psicologico.I personaggi della tragedia greca si rifanno quasi sempre ai miti greci, e sono spesso eroicizzati, enfatizzati o circondati da un alone di grandezza. Il pubblico che assisteva alla tragedia conosceva già gli elementi essenziali dello spettacolo, quindi l’originalità dell’autore non si esprimeva a livello degli avvenimenti, che sono sempre gli stessi, ma a livello dell’interpretazione personale. Ogni autore metteva in scena un’emozione o un significato che prima di lui nessuno aveva colto. I personaggi dovevano esprimere il senso della vita, suscitare terrore e pietà, coinvolgere in una sofferenza o in un’ansia.Il protagonista era un individuo che, per motivi personali di coscienza, morali o anche semplicemente per la sua natura, che è diversa da quella della maggior parte degli altri, si pone in conflitto con la collettività e ne rimane escluso. Per cui lo scontro dei personaggi è un elemento essenziale della forma tragica, in quanto confronta le due posizioni, ma non necessariamente porta alla mediazione del conflitto. Per cui i conflitti tendono a rimanere irrisolti. Ciò si può vedere molto chiaramente nell’Iliade, dove ogni singolo personaggio si preoccupa, non già di se stesso, ma di come può essere giudicato dalla Comunità riguardo al proprio operato. Spesso i personaggi sono parenti stretti, genitori, figli e fratelli, che si trovano, più o meno inconsa-pevolmente, sul punto di darsi la morte.Oltre i tre attori ci sono i trenta coreuti che, per la maggior parte delle volte, è ricordato dal titolo della tragedia. Il Coro si esprimeva soltanto cantando, con una mimica quasi ieratica, fino a vere e proprie danze. Le strofe del coro, in metri della lirica, erano sempre accompagnate da movimenti coreografici. Al Coro erano affidati gli interventi, le suppliche, le speranze, le emozioni che spiegavano l’azione della scena, a volte si interrogava o si rivolgeva gli Dei. Spesso il Coro era composto da donne del posto, talvolta spaventate per il loro destino, talvolta testimoni o confidenti; o da vecchi incapaci di andare a combattere o di difendersi (Vedi Sette contro Tebe e I Persiani).Il linguaggio è molto ricercato, austero, duro ma sempre incisivo e colorito di termini. Es per dire “presto la vendetta degli dei sopraggiungerà sul popolo” si potrebbe semplicemente dire, invertendo le parole “degli dei la vendetta, sul popolo presto sopraggiungerà”Personaggi più ricorrenti: Re, Regine, figli, fratelli, madri, schiavi, ancelle, vestali, Divinità, nutrici, messaggeri, politici, eroi, guerrieri etc… più tutti i personaggi della mitologia.Un suggerimento dare un nome ai personaggi della tragedia greca. I nomi spesso erano sdruccioli (ovvero con l’accento sulla terzultima sillaba partendo dall’ultima) es Mè/de/a, An/tì/go/ne etc… quindi si può prendere una qualunque parola (la terminologia medica si presta molto) e spostare l’accento sulla terzultima sillaba: es (da “Dio” di Woddy Allen) Epatìte diventa Epàtite, mentre Diabète diventa Diàbete.
Principali opere di Eschilo (525-455 a.C): Persiani, Prometeo incatenato, Sette contro Tebe etc… Principali opere di Sofocle (495-405 a.C.): Antigone, Edipo Re, Elettra, Edipo a Colono etc… Principali opere di Euripide (480-406 a. C.): Medea, Le Troiane, Eraclidi, Fedra etc…
GIOVANNI BOCCACCIO (IL DECAMERONE)
Nozioni generali Giovanni Boccaccio nasce probabilmente a Firenze nel 1313. Si trasferì a Napoli per lavorare come mercante in uno dei centri politici ed economici del Mediterraneo, dove matura lo spirito di osservazione, la conoscenza dei caratteri umani, dei costumi e dei più vari strati sociali. Qui sviluppa anche la sua vocazione per la letteratura che trionferà sulle speranze del padre di farne un banchiere affermato. Ritornato a Firenze, alla festosa vita cortese napoletana subentra la grigia vita borghese, segnata anche dalle ristrettezze economiche. Si appassiona ai classici grazie al suo maestro Petrarca e negli ultimi anni si avvicina ad un travaglio religioso che lo accompagna fino alla morte avvenuta nel 1375.
Il Decamerone Il Decamerone è un’opera di 100 novelle inquadrate dentro una cornice narrativa. L’autore racconta come durante la peste del 1348, una brigata di 7 bambine e 3 giovani di elevata condizione sociale decida di cercare scampo dal contagio e dalla dissoluzione sociale e morale della vita cittadina di ritirarsi in campagna. Qui i giovani trascorrono il tempo tra banchetti, canti, balli e giochi, e per occupare il tempo decidono di raccontare ogni giorno una novella ciascuno. Quotidianamente viene eletto un re a cui tocca fissare un tema ai narratori. Gli argomenti delle novelle sono piuttosto vari, dall’amore felice o non corrisposto alla fortuna o sventura dell’uomo. Fondamentalmente si parla della vita medievale, della realtà mercantile e cittadina, ma la cornice di tutto il romanzo è la peste che sconvolse Firenze. Dal punto di vista lessicale la lingua di Boccaccio è ricca di componenti: sulla base del fiorentino illustre e letterario si trovano latinismi, gallicismi, termini tecnici e persino modi vernacolari e popolareschi.
N.B. nel match la categoria “alla maniera di Boccaccio” prevede un linguaggio alto e ricco di termini del fiorentino antico, anche se ampiamente storpiati! Non sono frequenti i rimandi al Decamerone e alla sua complessa struttura, dovuti, suppongo, ad un approssimativo studio di questa categoria da parte delle scuole d’improvvisazione.
Vi riporto un breve passo del Decamerone perché possiate capire il linguaggio utilizzato:
La peste (dall’Introduzione alla I giornata) Quantunque volte, graziosissime donne, meco pensando riguardo quanto voi naturalmente: tutte siete pietose, tante conosco che la presente opera al vostro iudicio avrà grave e noioso principio, sì come è la dolorosa ricordazione della pestifera mortalità trapassata, universalmente a ciascuno che quella vide o altramenti conobbe dannosa, la quale essa porta nella fronte. Ma non voglio per ciò che questo di più avanti leggere vi spaventi, quasi sempre sospiri e tralle lagrime leggendo dobbiate trapassare. Questo orrido cominciamento vi fia non altramenti che a' camminanti una montagna aspra e erta, presso alla quale un bellissimo piano e dilettevole sia reposto, il quale tanto più viene lor piacevole quanto maggiore è stata del salire e dello smontare la gravezza. E sì come la estremità della allegrezza il dolore occupa, così le miserie da sopravegnente letizia sono terminate. A questa brieve noia (dico brieve in quanto poche lettere si contiene) seguita prestamente la dolcezza e il piacere quale io v'ho davanti promesso e che forse non sarebbe da così fatto inizio, se non si dicesse, aspettato. E nel vero, se io potuto avessi onestamente per altra parte menarvi a quello che io desidero che per così aspro sentiero come fia questo, io l'avrei volentier fatto: ma ciò che, qual fosse la cagione per che le cose che appresso si leggeranno avvenissero, non si poteva senza questa ramemorazion dimostrare, quasi da necessità constretto a scriverle mi conduco. Dico adunque che già erano gli anni della fruttifera incarnazione del Figliuolo di Dio al numero pervenuti di milletrecentoquarantotto, quando nella egregia città di Fiorenza, oltre a ogn'altra italica bellissima, pervenne la mortifera pestilenza: la quale, per operazion de' corpi superiori o per le nostre inique opere da giusta ira di Dio a nostra correzione mandata sopra i mortali, alquanti anni davanti nelle parti orientali incominciata, quelle d'inumerabile quantità de' viventi avendo private, senza ristare d'un luogo in uno altro continuandosi, verso l'Occidente miserabilmente s'era ampliata […]
Principali personaggi Nobiltà medievale, popolani, Principi, messaggeri, mercanti, contadini etc…
WILLIAM SHAKESPEARE
Nozioni generali William Shakespeare nasce a Stratford-on-Avon nel 1564, seppur sono incerte tutte le informazioni relative alla sua vita. Intraprende subito gli studi di latino ma le sprovvedute condizioni economiche della famiglia lo spinsero ad aiutare il padre nel suo lavoro di commerciante, senza mai trascurare la passione per la letteratura. Si stabilisce successivamente a Londra con la famiglia e dove risulta già essere un affermato scrittore. La fioritura del teatro inglese e le sperimentazioni a tutto campo delle tecniche rappresentative di quei tempi contribuirono a fare di lui il più grande drammaturgo di tutti i tempi. Fondò sempre a Londra il Golden Globe, teatro dove mise in scena la maggior parte delle sue opere e dove tutt’oggi vengono rappresentate. Morì nel 1616 nella sua città natale.
Tematiche In Shakespeare le tematiche sono veramente molteplici. Le tragedie affrontano i rapporti personali all’interno delle case regnanti, dove gli inganni e la menzogna, le vendette, l’ambizione, il desiderio di potere e di sangue, la corruzione, le congiure, e l’alienazione totale la fanno da padrona. In queste opere è sempre più presente la società elisabettiana che contrappone una borghesia rampante con un proletariato povero e contadino. Nelle tragedia i personaggi sono assolutamente travolti dalle loro passioni, buone o malvagie che siano. Tutto viene interiorizzato all’eccesso e i personaggi sono totalmente presi dalle vicende che li riguardano e che li fanno interagire tra loro. Il male e la follia sono spesso un espediente per risolvere, nascondere o eliminare i conflitti, ma anche l’amore spesso conduce i protagonisti e prendere decisioni tragiche ed eclatanti. I personaggi si interrogano e sono frequenti le riflessioni sotto forma di monologo che il personaggio fa rimanendo solo in scena (nel match il personaggio più andare in proscenio e fare un piccolo monologo per poi tornare nella scena) Le commedia invece si sviluppa principalmente sul filo tra realtà e finzione, dove il mondo immaginario di maghi e folletti si mescola con l’esistenza umana che è sempre intrappolata dal sentimento e dalla passione d’amore. Il sogno è altrettanto importante così come l’ambiguità, il comico e il grottesco. Le scene si svolgono all’interno delle stanze dei castelli o nelle case dei nobili e l’epoca è sostanzialmente quella medievale/elisabettiana. Il bosco, le prigioni, le navi, campi di battaglia e i luoghi lontani sono altre ambientazioni molto utilizzate.
Principali personaggi e ambientazioni Re e Regine, Principi e dame, nutrici, giullari e buffoni di corte, comici, mercanti, maghi e streghe, fate e fol-letti, innamorati, fantasmi, frati, servi, becchini, guardie, borghesi, popolo, ebrei, comari, ambulanti etc…
Principali tragedie:Amleto, Romeo e Giulietta, Re Lear, Macbeth, Otello,Il mercante di Venezia, Riccardo III, Enrico IV etc… Principali tragedie politiche:Giulio Cesare, Antonio e Cleopatra etc… Principali commedie: Sogno di una notte di mezz’estate, Le allegre comari di Windsor, Molto rumore per nulla, La tempesta, La bisbetica domata, Come vi piace, La dodicesima notte etc…
ROMANZO RUSSO DI FINE ‘800 (Dostoievskij e Tolstoj)
Nozioni generali
Nel secondo Ottocento si sviluppa in Russia una straordinaria produzione di narrativa realistica. In Russia non vi era un regime liberale e democratico né la rivoluzione industriale che colpì altri paesi europei: la Russia era una monarchia assoluta e dispotica che esercitava un severo controllo anche sulla cultura. Era inoltre un paese arretrato, senza una borghesia imprenditoriale e con un’economia essenzialmente agricola.
Tematiche
Su questo sfondo fiorisce la grande tradizione romanzesca russa che vede in Dostoievskij (1821-1881) e in Tolstoj (1828-1910) i più grandi esponenti di questa nuova letteratura. In questi romanzi ritroviamo un quadro della società russa contemporanea, dominata dall’ossessione del denaro e dalla vita contadina, si racconta di inetti che, non riuscendo a realizzare alcun progetto, trascorrono le giornate in completa inerzia e apatia contemplativa. Si evidenzia un profondo nichilismo, una ricerca spirituale e un buonismo spesso soffocato dal male. Importanti sono anche le tematiche politiche, il socialismo era bandito dall’assolutismo zarista anti-democratico. Schematizzando si può dire che i temi dominanti sono il male che c’è nell’uomo, la libertà da ogni morale se manca l’idea di Dio, senso della doppiezza della psiche umana. Gli argomenti di svincolano tra improvvisi tracolli economici e altrettante impreviste fortune, assassini crudeli, guerre, passioni travolgenti, violenze, il tutto tra rivelazioni teatrali e colpi di scena. Le vicende si svolgono in genere in pochi giorni, ma il tempo appare enormemente dilatato (il tempo è allucinato dalla coscienza di chi li vive). Gli scenari sono quelli della Siberia, della Steppa e delle città russe.
Principali personaggi
Minatori, politici, rivoluzionari, zar e zarine, contadini, popolani, nobili decaduti etc…
Principali opere di Dostoievskij: Delitto e castigo, Memorie del sottosuolo, L’Idiota, Il sosia etc… Principali opere di Tolstoj: Guerra e pace, Racconti di Sebastopoli, Anna Karenina etc…
LUIGI PIRANDELLO
Nozioni generali Luigi Pirandello nasce ad Agrigento nel 1867 da una famiglia di agiata condizione borghese. Si trasferì a Roma dove strinse fin da subito forti legami con il mondo culturale romano. Nel 1903 l’allagamento di una miniera provocò un forte dissesto economico e la notizia del disastro ebbe anche gravi effetti sull’equilibrio psichico già fragile della moglie. Questo episodio condizionò profondamente lo scrittore e può essere visto come il germe della sua concezione dell’istituto famigliare come “trappola” che imprigiona e soffoca l’uomo. La sua vita è comunque caratterizzata da grandi successi, dapprima con la narrativa, la poesia, in parte con il cinema e infine con il teatro. Nel 1934 gli venne assegnato il Premio Nobel per la letteratura. Morì a Roma nel 1936 a seguito di una polmonite.
Tematiche Il teatro pirandelliano gioca sulla deformazione e sull’assurdo, che però l’attore riduce all’effetto della farsa, e questo aspetto si ritrova soprattutto nelle opere dialettali (rigorosamente in siciliano). Il contesto teatrale è quello del dramma borghese di impianto naturalistico, che si incentra sui problemi della famiglia (adulterio) e del denaro (difficoltà economiche). I ruoli imposti dalla società, il marito, l’uomo d’affari vengono assunti con estremo rigore fino a raggiungere il paradosso, le contraddizioni e l’assurdo e così vengono smascherati nella loro incoscienza. Anche il tema della pazzia è molto presente, che spesso viene assecondata da tutti gli altri, quasi per la paura di affrontare tale situazione psicologica (queste situazioni derivano molto probabilmente dalla malattia della moglie). Le sue opere si basano principalmente sui drammi della vita borghese, basati sull’adulterino che mescola insieme senso di colpa e passione intensa, sui conflitti famigliari, sul senso dell’onore, sui lutti strazianti uniti a colpi di scena sorprendenti. I personaggi non hanno mai una psicologia coerente e unitaria, indossano spesso le vesti d’individui falliti o infelici della condizione in cui versano, accettano ruoli imbarazzanti (es quello di amante…) che cercano di mascherare attraverso giochi psicologici che altro non sono che inutili pagliativi. Fondamentale lo sdoppiamento del personaggio che asseconda i molteplici aspetti della propria personalità, scavando all’interno del proprio “io” lontano dai condizionamenti del mondo esterno che non coglie queste sfumature. Pirandello stravolge i capisaldi della psicologia, lo spettatore non ha l’impressione di trovarsi di fonte ad un mondo naturale, simile a quello che sono abituati a vedere, ma vede un mondo stravolto, che funziona al contrario, ridotto al paradosso in cui i casi della vita sono deformati e forzati all’estremo. Nell’ultimo periodo si accosta anche alla fase grottesca del teatro, definendo grottesco la farsa che include la parodia e la caricatura della tragedia, ovvero è l'ombra goffa di ogni gesto tragico; quindi tutti i personaggi si portano dietro quest’ombra goffa e comica che però nasconde sempre una tragica serietà. Il linguaggio è concitato e convulso, fatto di continue interrogazioni, esclamazioni, sospensioni, sottintesi mezze frasi, o frasi interrotte che danno l’idea dell’agitarsi delle passioni come nel vuoto. “Teatro nel teatro” o metateatrale: opera teatrale in cui viene messo in scena il teatro stesso con i suoi problemi. Gli argomenti e le vicende vedono come protagonisti gli attori stessi e non il personaggio che interpretano, pertanto la scenografia è il palco e il rapporto con il pubblico è molto stretto. N.B. Alcuni testi teatrali affrontano il conflitto tra attori e pubblico, in cui la scena mostra il pubblico che irrompe in scena, perciò potete scendere in platea e fare voi stessi il pubblico. Quindi è permesso uscire dal patinoire ed andare a recitare in mezzo al pubblico senza prendere fallo, attenzione però a non abusare di questa possibilità rischiando piuttosto un fallo di confusione. Personaggi I suoi personaggi fanno parte della piccola o medio-alta borghesia ma con forti caratteristiche siciliane. Attori e compagnie teatrali, uomini d’affari, mariti e mogli, comari, usurai, borghesi, scrittrici, adultere, operatori cinematografici, professori, etc…
Principali opere teatrali:Sei personaggi in cerca d’autore, Il giuoco delle parti, Così è (se vi pare), Questa sera si recita a soggetto, Ciascuno a suo modo etc.. Principali opere narrative:Il Fu Mattia Pascal, Uno nessuno centomila, Novelle per un anno (di cui La Trappola, Il treno ha fischiato, Ciàula scopre la luna etc)
Alla maniera del GRANDE ATTORE (o del MATTATORE)
Nozioni generali
La generazione del “Grande attore” nasce successivamente alla morte di Gustavo Modena, attore riformatore di fama europea, ma si divide in tre generazioni di attori ben distinte. Il termine “mattatore” deriva probabilmente dallo spagnolo matador, ma più comunemente questo termine ricorda una grandezza, un po’ eccessiva, legata ad un’esaltazione della propria persona, l’attore assume questo atteggiamento sia nei confronti del pubblico, che dei suoi colleghi e infine del testo stesso. Nella 1° generazione, in teatro il grande attore-mattatore rappresenta ciò che nella vita economica è il grande imprenditore dell’età del liberalismo. La riforma di Modena consisteva nella divisione dei ruoli dove ogni attore interpretava la parte adatta ai propri mezzi. Gli attori quindi si riducevano a semplici presenze che fornivano appoggio all’esibizione di colui che è primo, che regge da solo lo spettacolo: appunto il grande attore. Il grande attore non fa altro che mettere in evidenza se stesso in quanto interprete di un testo, i personaggi diventano grotteschi (= rapporto tra il ridicolo e il serio, il disprezzo e la pietà) ma l’attore non si vuole identificare totalmente nel personaggio ma solo in parte: opera nei confronti del personaggio il così detto “spiazzamento”, l’attore slitta fuori dal personaggio per mostrarsi in prima persona con tutta la sua enfasi e tragicità. È lui il centro di tutta l’attenzione, non il personaggio. La 2° generazione fu degli attori naturalisti, fautori di una recitazione controllata, smorzata nei toni e molto semplice. La 3° generazione invece è quella dell’improvvisazione sia della commedia che della tragedia, una reazione alla mancanza di libertà per la drammaturgia d’attore. Questi mattatori professano un grande rispetto per lo scrittore ma di fatto riducono i testi a misura del personaggio che vogliono creare. Il grande attore-mattatore è proprio un grande attore: tutto in lui è grande, il gesto, l’importanza della voce e della dizione, il suo ergersi sugli altri attori e il suo dominare il pubblico.
Il grande attore persiste anche dopo le due guerre con il suo massimo rappresentante: Memo Benassi. La recitazione diventa enfatica, tipicamente antinaturalistica. L’attore è dotato di una sensibilità esasperata, l’interpretazione non è mai uguale ma varia a seconda dello stato d’animo e del rapporto con il pubblico.
Nomi di grandi attori (1° generazione): Adelaide Ristori, Ernesto Rossi e Tommaso Salvini Nomi di grandi attori (2° generazione): Giacinta Pezzana e Giovanni Emanuel Nomi di grandi attori (3° generazione): Ermete Novelli, Ermete Zacconi ed in parte Eleonora Duse Nomi di grandi attori (nuova generazione): Romolo Valli, Memo Benassi, Vittorio Gassman e Carmelo Bene
BERTOLT BRECHT
Nozioni generali
Nasce a Augsburg in Baviera nel 1898 da una famiglia borghese. In età giovanile si avvicina al marxismo e al partito Comunista. È considerato uno degli autori cardine della cultura del Novecento attraverso lo sviluppo del teatro epico e narrativo.
Tematiche
I temi centrali della sua drammaturgia sono i rapporti e lotte sociali, l’adesione al marxismo, lotta contro il nazifascismo, la vita dei delinquenti e degli emarginati che sono lo specchio della vita borghese, sfruttamento dell’uomo nella società divisa in classi. Attraverso le sue opere, Brecht vuole che lo spettatore dinanzi all’azione assuma piena coscienza dei problemi della realtà, non deve identificarsi nell’attore e per rompere l’illusione di assistere ad un fatto reale egli utilizza filmati, cartelloni con i titoli delle scene e inserisce canzoni e momenti musicali (es “Opera da tre soldi”) con la funzione di dividere gli episodi e introdurre riflessioni e commenti sull’azione appena vista. Il teatro non è una banale forma di divertimento ma piuttosto uno strumento politico e di riflessione.
Personaggi
Personaggi delle varie classi sociali (borghesia e popolani), vivandiere, scienziati, delinquenti, emarginati, proprietari agrari, servi, operai, bottegai, medici, intellettuali, soldati, nazisti, ebrei etc…Principali opere:Opera da tre soldi, La linea di condotta, L’eccezione e la regola, Terrore e misera del terzo Reich, Vita di Galileo etc… EDUARDO DE FILIPPONozioni generali
Nasce a Napoli nel 1900 da Eduardo Scarpetta e Luisa De Filippo, e allestisce con i fratelli Peppino e Titina la prima compagnia teatrale con la quale mette in scena i suoi più grandi testi di teatro napoletano.Muore a Roma nel 1984.
Tematiche
Il merito di De Filippo è quello di aver saputo elevare il teatro napoletano ad un livello di dignità e di risonanza nazionale. Ha saputo innestare la tradizione ottocentesca della poetica neorealista, sia per quanto riguarda l’uso del dialetto, sia per la vivace rappresentazione della vita popolare, con gli ambienti di una dolorosa miseria e i problemi di una precaria sopravvivenza.De Filippo inoltre, ridà un nuovo volto alla maschera eterna di Pulcinella, l’uomo comune è costantemente alle prese con le difficoltà e le sofferenze dell’esistenza quotidiana, disponibile agli accomodamenti e ai sotterfugi, ma anche depositario di una profonda dignità e di un’umanità alla fine trionfante. In questa dimensione si collocano la maggior parte delle opere da lui scritte, ma in altre prevalgono un’intenzione di denuncia sociale e un’astratta ricerca di soluzioni legate ai motivi dell’identità, dell’illusione, del sogno e della follia). Le sue opere viaggiano sul filo dell’ambiguità, sui trucchi e le sorprese. Il romanzo intreccia molteplici aspetti: il piano della storia (tutte le vicende si svolgono nel retroterra napoletano), il piano del reale ma anche quello del fantastico. I personaggi sono allo stesso tempo, estremamente reali ma altrettanto buffoneschi e melodrammatici e spesso indossano maschere invisibili. L’umorismo è la parte amara della risata, diceva Eduardo, pertanto tutto rimanda ad una forte morale che nelle sue opere non manca mai. Egli mette in scena le tragedie della vita quotidiana di uomini normali, provocate dall’incomprensione, dalla frustrazione e dalla volontà di illudersi.
Personaggi
Tutta la medio borghesia napoletana del primo e del secondo dopoguerra. In genere i ceti più elevati parlavano italiano mentre quelli più bassi in napoletano.Principali opere:Napoli milionaria, Filumena Maturano, Questi fantasmi, Natale in casa Cupiello, Le voci di dentro, Sabato domenica e lunedì, Gli esami non finiscono mai, La grande magia etc…
N.B. si differenzia dalla “sceneggiata napoletana” oltre che per i temi e gli argomenti sopra elencati, per l’ironia sottile, i toni più mesti e curati, per la mancanza delle parti cantate e per la morale finale.
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