"Voci dal Bangladesh"...

 

Il mitico Marco Franchini è attualmente nel luogo più adiurvedico del Mondo ed oltre che divulgare il sacro verbo dell'Entourage, sta recensendo per noi quei luoghi  così lontani... così vicini allo spirito.

Una voce amica da lontano.

Un viaggio in India spesso viene sognato, organizzato, immaginato a lungo. Si arriva quindi carichi di domande e di aspettative. Poi si parte, si arriva, e si viene catapultati in un mondo completamente diverso dal nostro. Appena atterrati a Mumbai, ad esempio, ecco che subito arriva l’emozione. Un’emozione che si rafforza alla dogana, poi ancora per strada, quando la luce e gli odori speziati cominciano a raggiungere occhi e naso. Un’emozione che si consolida quando si entra in contatto con la gentilezza degli indiani e con lo sguardo di un bambino. Il clima caldo e umido lascia storditi, forse indifesi. Ma nessuna paura. Siamo in India. Tutto è colorato, rumoroso, fantastico ma al tempo stesso amaro. Perché la realtà è talvolta dura da accettare e capire per gli occidentali.

Il viaggio comincia a Mumbai, dal Gateway of India. Costruito nel ‘900 per accogliere un re, è passata alla storia per aver salutato l’ultimo governatore inglese. Lo spettacolo più bello della città forse si gode dalle camere del Taj Mahal Palace & Tower Hotel (nella foto). Dalle finestre si ammira la baia, così come tutta la città. Una città metà moderna e metà ottocentesca, con ancora intatti i segni del suo massimo splendore.

Da Mumbai si raggiunge il Rajasthan, una delle zone più magiche dell’India. Un viaggio in Rajasthan, infatti, rappresenta l'incontro con l'India dell'immaginario collettivo, l'India raccontata dai viaggiatori dei secoli andati. Quella dei romanzieri che vi ambientavano le loro storie, pur essendo gli ultimi a credere che un posto del genere esistesse realmente. Probabilmente ciò avviene ancora oggi. Si parte con dubbi e fantasie, salvo scoprire che è tutto vero. Veri i Marajah con turbanti tempestati di gemme. Vere le storie di persone che si facevano pesare a suon di pietre preziose. Vere le storie di guerra con la scimitarra tra i denti. Vere le favole di carovane e mercanti. Vere, o almeno verosimili.

Tra realtà e leggenda, ecco la città di Jaipur, un luogo dal fascino infinito, costruito a forma di quadrato, perché simbolo di stabilità. La città fu divisa originariamente in nove quartieri di cui due centrali per accogliere caserme ed edifici amministrativi. Oggi è famosa per il suo colore rosa, ma in origine era multicolore. Il rosso ruggine, applicato nel 1883, fu scelto come colore di benvenuto per le viste dei monarchi inglesi. Arrivati a Jaipur si ha l’impressione di essere arrivati nella vera india, quella dei colori e dei sari delle donne. Se Jaipur è la città rosa, Jodhpur è conosciuta come la città “blu” per la tipica colorazione delle sue case. Molti secoli fa, i bramini della città dipinsero le case di questo colore, dopo aver scoperto che allontanava le zanzare.  

E il viaggio continua fino al principale centro del Rajasthan meridionale: Udaipur. Una città romantica protetta dai laghi Piccola, Feteh Sagar e Umaid Sagar. Il simbolo della città è il Jag Nivas, un tempo dimora estiva dei maharaja, oggi albergo di lusso. Udaipur è anche il posto giusto per gli acquisti. Sete, gioielli, legno intagliato, tappeti, sono i ricordi da portare via con sé insieme al tè e alle medicine naturali della “conoscenza della vita” (ovvero dell’ayurveda).

 

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Marco Franchini